Tecnica Fotografica

Il ritratto – È meglio la luce naturale o la luce controllata?

Nel mio percorso lavorativo ho avuto modo di conoscere fotografi  che amano fotografare solo con la luce naturale, altri che invece hanno fatto dell’uso della luce controllata il loro marchio di fabbrica. Qual è dunque la strada migliore per diventare un buon fotografo?
Quello che amo ripetere durante i miei corsi è una frase di un mio grande maestro, David duChemin, che parafrasata dice più o meno così: “non è necessario saper usare i flash, ma farlo aumenta le vostre possibilità narrative“.

A questo va aggiunto un altro concetto. Una volta imparato ad usare i flash o comunque la luce controllata, non è obbligatorio usarla sempre. Invece, spesso vedo gente che una volta imparato l’uso del flash lo usa in ogni situazione, perdendosi spesso la bellezza e la soddisfazione invece di aver dominato la luce ambiente, e di averla usata nella propria visione.

Fotografo spesso in studio, e mi rammarico di non avere uno studio “daylight”. Ricordo anni fa quando per un’azienda per cui lavoravo ebbi l’onore e la fortuna di visitare casa di una grande star e un gran fotografo: Bryan Adams. Ecco la cosa di cui lui andava più fiero era il suo daylight studio… da quel giorno mi rimase il desiderio un giorno di avere qualcosa di simile. Mi dissi che: “fino a quel giorno, dovrò accontentarmi di scattare con luce controllata in studio e di usare quella ambiente quando la trovo adatta al lavoro che devo fare”.

Bisogna essere ossessionati dalla luce”, dice un capitolo del mio libro “Oltre le Regole”… E questo è il punto. Senza avere una profonda conoscenza della luce, o meglio di tutti i tipi di luce, e di ciò che fanno con e sui nostri soggetti è difficile poter scattare qualcosa con senso. Senza avere un’idea di cosa vogliamo raccontare, o di cosa la luce racconta sia essa ambiente e quindi dipendente dal luogo in cui sono e dal momento del giorno, sia essa controllata, sia infine un mix delle due ci ritroviamo a scattare degli esercizi, degli schemi, delle ricette precostituite, che non necessariamente dicono quello che vogliamo dire. Tuttavia la cosa che forse non tutti hanno a mente è che non si può imparare ad usare i flash / luce controllata in maniera efficace, se prima non si ha studiato approfonditamente la luce ambiente e la luce naturale. Non è una frase che vuole essere paternalistica… è la verità. E’ il frutto dell’esperienza e della mia storia fotografica. In studio, se non si ha ben chiaro cosa la luce fa, e come disegna le cose è impossibile riuscire ad ottenere risultati credibili. Non si hanno punti di riferimento se non schemi imparati a memoria, che poi non riusciamo ad adattare alle nostre esigenze.

dal Portfolio di Monia Merlo – Ritratto in luce naturale

Ecco, che quindi la scelta su come operare di fronte ad un ritratto, per quel che concerne la luce, deve tenere conto di varie cose, ma sempre e comunque in primis di ciò che è lo scopo o l’obiettivo del ritratto, l’atmosfera o la sensazione che con il nostro scatto vogliamo trasmettere.

La luce ambiente, e soprattutto quella naturale è spesso meravigliosa, basta saperla osservare… saperla usare. Una fotografa che stimo molto ne fa un uso alle volte davvero stupefacente è Monia Merlo. La sua ricerca per la luce naturale adatta alle sue creazioni artistiche, (perché anche i servizi di moda sono di fatto delle creazioni artistiche)  è maniacale e di grande effetto. I risultati che Monia Merlo ottiene sono davvero sorprendenti.

Il mio ritratto di Adolfo Locci in Luce naturale per “Uomini Illustri”

Nei miei progetti non faccio preferenze, alle volte amo ciò che vedo e che la luce ambiente fa, alle volte capisco che solo aggiungendo una luce controllata, un flash, posso ottenere il risultato di cui ho bisogno. All’interno del mio progetto “Uomini Illustri” infatti c’è questa varietà. Ci sono state situazioni in cui ho lasciato che la luce ambiente avvolgesse i miei soggetti, che li descrivesse, li definisse e li disegnasse. Particolare il caso del Rabbino della Comunità Israelitica di Padova Adolfo Locci, fotografato all’interno della sinagoga, che aveva una luce a dir poco… divina. La sua morbidezza, ma anche la sua pervasività ha permesso questo scatto così equilibrato in forme e sfumature. Mentre per lo scatto del Dott. Giovanni Brondani, radiologo, ispirato dal macchinario ho usato una luce controllata, un flash.

Dott. Giovanni Brondani – Rtratto con luce flash

Nella ricerca di una location all’interno della struttura dove eravamo, avevo un punto fisso: dovendo evidenziare la radiografia, il mio soggetto doveva essere retroilluminato. Appena ho visto quel cono, anzi quel doppio cono, me ne sono innamorato. Era perfetto, perché da una parte incorniciava il soggetto in qualcosa di concernente il suo lavoro, senza però essere didascalico, anzi rimanendo molto “suggestione”. Dall’altra il cono rivolto verso il soggetto rifletteva perfettamente la luce verso di lui in maniera che quella che gli arrivava da dietro diventasse anche la luce principale sul suo viso. Nessuna luce ambiente avrebbe potuto aiutarmi in quel caso (anche perché nella stanza era poca e molto povera), per cui ho scelto un flash con un grande lenzuolo come diffusore.

Non esiste quindi una regola ben precisa, ma solo ambienti che ci “parlano” con la loro luce e che in qualche maniera sentiamo e capiamo di poter usare. Dico “sentiamo” perché c’è una parte istintuale in tutti noi che ci porta a intuire ciò che è possibile fare, dico anche “capiamo”, perché senza poi metabolizzare quell’intuizione e senza in qualche maniera imbrigliarla in un pensiero creativo/razionale, non riusciremmo mai con efficacia a raccontare la nostra storia… e se razionalmente vediamo che per ottenere il risultato serve usare o aggiungere una luce controllata.

Marco Tortato

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One thought on “Il ritratto – È meglio la luce naturale o la luce controllata?

  1. Michele Rossetti ha detto:

    Ottimo articolo Marco

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